Innamorarmi mi piace amare meno . Io mi innamoro sempre, amo quasi mai. Perchè per amare ci vuole coraggio e io, per queste cose, sono sempre stata un pò vigliacca. Perchè ho paura ( paura della paura come direbbe mio cugino) dei tagli. A me non fa schifo il sangue, non è per questo che ho paura delle siringhe, e non mi da manco fastidio guardare le operazioni di ER o del Dott. House. Mi fa senso (terrorizza???) soltanto quando il coltello incide la carne, quando si avvicina e si appoggia sulla pelle che retrocede millimetricamente come per proteggersi. Ecco, per me amare qualcuno equivale ad essere tagliata. Ci pensavo ieri notte, quando non riuscendo a dormire mi immergevo in una delle mie vite parallele. Nella speranza che in quel mondo avrei avuto sonno. Perchè amare qualcuno è come perdere il possesso delle proprie gambe e non potersi spostare quando per distrazione l'oggetto del tuo a-mmmore ti tira una metaforica frustata. Ecco, li la carne si lacera e tu sei costretto ad assistere al taglio senza poter far nulla. Solo restare in silenzio senza poter replicare ( quando mi faccio male io perdo il fiato) . L'altro non si accorge, sorride teneramente,sei così carina/dolce/piccina/animalescamentetetenera in fondo era distratto e poi Diosanto mica può sapere che ti stava per lanciare una frustata. Colpa tua che non l'hai avvertito, sarebbe stato più attento. Però lui continua a parlare, camminare, fischiettare, leggere, incollare bastoncini di legno, girare una lampadina e tu sanguini. Ma non essendo in grado di trovare il punto esatto del taglio non puoi neanche mostrarglielo, non puoi neanche chiedere cerotto e cicatrizzante, grazie. E allora pensi, vabbò farà la crosta. Ma poi la ferita si infetta quasi sempre e si va a sommare a tutte le altre ferite infettate che non sono (ancora????) riuscite a cicatrizzarsi e allora , come se il corpo si fosse accorto solo adesso di quante infezioni fossero attive, viene la febbre. Una febbre strana, persistente, una febbre convulsiva. Come se tutte le infezioni si risvegliassero tutte in una volta, come i vampiri in una puntata di buffy. Ma essendo infezioni metaforiche non curate mica le puoi mostrare. Non le puoi disinfettare. Mica si puà fare l'anamnesi e andare in farmacia. No, no, non si può. E allora? E allora la febbre diventa sempre più alta, la fronte sempre più calda, i muri sempre più bassi, gli argini sempre più fragili. E il mostro della morte si risveglia.
La lotta è aspra: sopravvivo o accetto di morire metaforicamente? Sopravvivo, sopravvivo, per quello ancora mica sono pronta, mi hanno dato il diploma di vigliacca , anni e anni di studio . Anf anf. Paura, paura della paura, paura di avere paura, paura della paura che potrebbe avere paura (povera). L'uomo nero che ti vuole mangiare, la portafinestra è chiusa dagli scuri gli vedi i denti, è nero, ti giri, perdi il fiato, chi chiami? nessuno, non vale la pena, non arriverebbe nessuno, nessuno arriva mai in tempo. Perchè non arriva mai nessuno? Ci provi comunque, provare a se stessi di avere ragione, arrogante presunzione, non esce fiato, silenzio, panico. Le luci nell'altra stanza, è piccola ha bisogno, tu meno. Paura. non mi volto, lo so, lo so è entrato. Ora mi mangia. Che palle ora mi mangia e nessuno se ne accorgerà mai, neanche il gusto di farli sentire in colpa. Forza girati, girati, girati . Non riesco a muovermi, non riesco a girarmi, mi mangerà di spalle. Prima la spalla, poi l'avambraccio, poi la gola. Oddio, sto per essere mangiata. Aspetto di sentire i denti, i denti che tagliano. Mi viene da vomitare. Non sento più il cuore, sento solo il cuore, nelle orecchie, in gola. Non voglio morire, perchè devo morire, cazzo che morte di merda mangiata dall'uomo nero. Conta fino a cento, conta fino a cento. Nulla. Mi volto. Non c'è nessuno. L'uomo nero ha avuto paura, ha avuto paura della mia paura. Ora non c'è motivo di avere paura, fino alla prossima volta.





