domenica, 29 giugno 2008

Sai non è semplicissimo avere a che fare con te. E' difficile più di quanto non sarebbe avere a che fare con me. Forse è per questo che nonostante tutto, il legame, come un sottilissimo filo rosso, viene ancora mantenuto. Mi snerva la tua superficialità, mi snerva il fatto che tu sia sempre sulla difensiva. Detesto il fatto che comunque si tenti, alla fine si è sempre allo stesso punto di partenza.

Perchè tutto si svolge dentro di te, posso  pensare di agire ,  posso partecipare ma io non conto nulla, conti solo tu. Tu che mi chiedevi di dirti che ti amavo, come avrei  potuto dirtelo? Per me dirlo è un'ammissione di estrema fragilità , l'ho fatto solo una volta , felice e certa di fare la cosa giusta, col sorriso sulle labbra non riuscivo a smettere di dirlo. Il resto, beh il resto è fantasia. Avrei dovuto mettermi nelle tue mani, mettere tutta me stessa e le mie emozioni tra le tue mani che tremano solo per il fatto di non avere certezze.  Abbiamo giocato a Risiko, due tiri, avanziamo di due caselle poi il fato decide di partecipare e perdiamo ogni nazione, ma questo  è un gioco al massacro.

Si con te è come giocare a Risiko. Perdo vinco, vado avanti. Tu però non partecipi non giochi, resti esterno osservatore perchè temi il fatto di poter perdere. Sai, io ho capito una cosa. Perdere non è poi così male, solo quando si gioca davvero, però. Perdere non è poi così male.

Quando tu ti sarai reso conto di aver perso, io non ci sarò già più. Che peccato, avrei voluto esserci. Non come amante forse, nè come futura madre dei tuoi figli, nè come sanguisuga in cerca di affermazione e sicurezze materiali. Però avrei voluto esserci, magari anche solo per sapere che stavi bene, che avevi trovato qualcuno di cui prenderti cura e che si prendesse cura di te. Possessiva si, ma fino alla curva.

A bientot, il francese in fondo è l'unica lingua che sappiamo parlare entrambi.

D.

Ah ti lascio la canzone che mi cantavi un mesetto fa , La canzone che ti piace tanto.  Sai , io non ci credo molto sarà perchè l'amore, quello vero, lo si costruisce pian piano e non è sempre un vuoto a perdere.

 

martedì, 17 giugno 2008

Silenzio. 30 gradi a nord e nuvole sulla pelle. Il paradiso raggiunge i polmoni con i respiri. E io mi perdo. Da sola,  mentre la musica mi raggiunge e mi chiude ancora di più.  Note che mi attraversano e non trovano altro che Silenzio. Io che ho cercato sempre l'Ego ma lo rincorrevo nel posto sbagliato. Mi sono fatta accarezzare da questa scoperta. Il tocco era gentile. E di nuovo sento i cardini muoversi, senza alcun vento che si imponga su di essi. Sento il click tanto familiare.

Pace, Pacificazione, bandiera bianca.

Come si vince una guerra generale?

E questo vuoto che non mi risucchia ma mi accoglie.

Il dito indica la Luna e lo stolto alza finalmente lo sguardo dal dito

 

 

 

domenica, 08 giugno 2008

C'è un temporale in arrivo disse il saggio. Le nuvole di madreperla si addensavano sulla sua testa. I grigi si mischiavano ai blu e i bianchi avevano lasciato la via a neri cavalli impetuosi che nitrivano pioggia.

C'e un temporale in arrivo disse il saggio annusando l'aria. L'erba danzava al ritmo del vento e i pensieri danzavano con lei come leggiadri spiriti nascosti tra il tenero verde delle foglie. il rollio delle onde si era spostato sulla terra. Un mare verde in movimento.  Lei che non era saggia non vedeva  il temporale ma restava ipnotizzata dalla forma delle nuvole, stesa tra quella massa di verde si lasciava andare al fango immergendo le mani dentro buche appartamenti  di serpenti in partenza.

C'è un temporale in arrivo, continuò a ripetere il saggio lanciando i suoi dadi truccati  in cielo. Le caddero in  mano, a lei che non era saggia, 5+2 , avanzi di due caselle e torni indietro di cinque. Lei gli guardò la barba e il collo magro seduto ad osservare il cielo sembrava più un Dio  che un saggio. Osservandolo cominciò a pensare che avrebbe potuto volare e immaginò di tenerlo legato come un palloncino  che si libra in aria trattenuto dalle mani di un bimbo. Sarebbe stato un parafulmine perfetto.

I sogni stanno in cielo, I saggi non lo so. Le venne da ridere , chissà se Vasco avrebbe apprezzato .

Il saggio si voltò verso di lei. e le sorrise mentre le prime gocce di pioggia cominciarono a bagnarli. Il temporale è arrivato sembrava dirle con il suo sguardo millenario. Ma lei che non era saggia chiuse gli occhi, si immerse nella pioggia e si sentì pioggia. Entrò nelle nuvole e discese tra la terra , entrò nelle zolle e vi scorse radici , osservò le formiche morire annegate , diventò formica e morì  ingoiando se stessa,  si dissolse e continuò a viaggiare nelle cavità della terra , gocciolò tra le rocce e si unì ad un fiume e arrivò di corsa  al mare, sentì il sale sulle palpebre e salì in cielo come vapore perdendosi tra le miriadi di cristalli che cercavano una nuvola. Precipitò veloce immergendosi nel vento e cadde sulle labbra del Saggio che aveva continuato a guardare in aria. Lui si passò la lingua sulla bocca e accolse la goccia.

Le sorrise, e in quel sorriso lei si rivide ma non era saggia e continuò a pensare che sarebbe stato un parafulmine perfetto.