giovedì, 27 settembre 2007

E la pioggia cadde. Cadde dopo averla attesa a lungo. Cadde quando oramai si era persa ogni speranza e si guardava il cielo intimando agli Dei di non scherzare. Cadde quando il parroco del paese già pensava a quale santo avrebbe dovuto battere ed insultare. Cadde con gocce piene, stracolme di promesse da infrangere e sogni che ancora non avevano preso forma, come l'acqua che non si lascia intrappolare. Cadde violenta, irruenta. E alcuni la guardarono con circospezione, come se fosse portatrice di intime sventure. Cadde, oh si, cadde con tuoni che fecero sussultare le case e lampi che sfidarono i lampioni delle strade a trasformare la notte in giorno. Cadde e lei sorrise. Da quanto tempo non si era buttata sotto la pioggia a farsi lavare via il cuore? Dal 25 aprile, ricordò , ma il ricordo scivolò via lasciandole dentro solo l'essenza di una perdita. Rimase li a sorridere con il volto al cielo e le scarpe stracolme. Senza rinnegare nulla, senza perdersi ancora, senza tralasciare alcun dettaglio. E la pioggia continuò a cadere.

 

Music: Louis, Louis gentile concessione di RT

martedì, 25 settembre 2007

Everytime that I look in the mirror
All these lines on my face gettin' clearer 


(...) Everybody's got their dues in life to pay
I know what nobody knows
Where it comes and where it goes
I know it's everybody's sin
You got to lose to know how to win 
                                                

I know what nobody knows
Where it comes and where it goes
I know it's everybody's sin
You got to lose to know how to win

(...)Half my life is in books' written pages
Live and learn from fools and from sages
You know it's true
All the things come back to you

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears
Sing with me, if it's just for today

                                   

Music: Depeche Mode, Dream on

venerdì, 21 settembre 2007
m.

" E poi cos'è successo......"

 

Music: Tiromancino, La descrizione di un attimo

mercoledì, 19 settembre 2007

Il terzo uomo era fermo all'angolo tra via delle Paste e via del Seminario. Gli occhi erano vigili quasi spauriti mentre fumava con fare indifferente l'ormai consumato mozzicone di sigaretta. Dalla tasca destra della sua giacca sgualcita spuntava una lettera. La pagina era scritta con una calligrafia fitta, la perfezione delle d e delle f, faceva pensare ad uno scribacchino ottocentesco chino sul suo scrittoio poco illuminato. La ragazza lo osservava dall'altro lato della strada mentre si mordicchiava le unghie perfette con fare nervoso. Guardava la lettera e si chiedeva come potesse indossare una giacca così fuori moda. Aveva i capelli bagnati dalla pioggia che cadeva impietosa tra le strade. Sembrava uno di quei buffi pupazzi che i bambini amano portare ovunque , anche se logori.  Tra le gocce grandi come un uovo che si gettavano tra i sanpietrini, i due si guardarono. Lei incrociò lo sguardo stupita di essere vista , aveva sempre creduto di avere un manto di invisibilità che la protegesse da situazioni come quelle. Persino quando si guardava allo specchio , non vedeva altro che la stanza vuota. Il terzo uomo sollevò il mento in un cordiale saluto sgranando gli occhi pesti da assenza di sonno. Si chiese se lei l'avesse seguito, e che ci facesse sotto la pioggia dall'altro capo della strada. Mosse un passo scendendo dal marciapiede, entrando in quel turbinio di acqua e cristalli senza più la protezione del palazzo. Vide lei fare lo stesso, con passo incerto quasi che potesse inciampare nei suoi stessi piedi. Si ritrovarono a breve in mezzo alla strada deserta , inondata di rivoli d'acqua piovana, l'uno di fronte all'altra. Silenziosi entrambi, non sapevano cosa dirsi. Lei tolse la mano da una delle tasche in cui l'aveva nascosta e la avvicinò a quel foglio di carta spiegazzato e umido. Lui non ebbe il coraggio di fermarla. La carta impregnata d'acqua stava dissolvendo le parole. Le effe e le di si stavano trasformando in un inconstitente fiume d'inchiostro. Ma lei, cominciò a leggere prima che la pioggia portasse tutto via con se. Lesse in fretta con gli occhi avidi di verità. Il terzo uomo le  mise una mano sui capelli che le pendevano come alghe dalla testa, carezzandone le ciocche di medusa. Quando lei finì , chiuse gli occhi e sorrise. Ora sapeva, e una lacrima si unì alle miriadi di gocce multicolori. E rimasero così per qualche minuto fin quando i loro contorni si persero nell'acqua.

domenica, 16 settembre 2007

Music: Cristina Donà, Labbra Blu ( Diaframma cover)

sabato, 15 settembre 2007

Sole. Dopo una notte insonne a guardare il soffitto mentre tu mi dormivi accanto. Avevo gli occhi sbarrati dall'ansia. E tu avevi il respiro pesante.  Corsi e ricorsi storici. Necessito dose di psicoterapia. Forse ne avresti bisogno anche tu. E capisco adesso il mio amico RT quando dice che alla felicità non ci è abituato, a me questo genere di felicità mette ansia, che ci posso fare. Vedo il baratro prima di tutto. Lo vedo costantemente e se non ci fosse me lo scaverei da sola tanto per annunciare  con voce soddisfatta :

" siori e siori (rullo di tamburi) .... il baratro ( dal pubblico si sente un ohhhhhh di stupefatta sorpresa) "

Alla porta ti fermi, il vicino siciliano ci osserva  con la coda dell'occhio mentre tu saltelli sui tuoi piedi fingendo indifferenza, come se fossi appena arrivato per prendere un caffè. Non ti vorrei deludere ma non hai la faccia di uno qualunque. Sarà il modo in cui mi guardi mentre l'altro finge di non vedere. Hai i capelli scompigliati  e un mezzo sorriso idiota mentre ti difendi dai miei attacchi. Si ok sono dissacrante e miscredente. Ok  con gli occhiali sembro una professoressa , ok ok hai vinto sono una stronza  quando ti ripeto " Le basi, le basi, l'abc" . E' solo che ho paura, ma questo non te l'ho detto. E su vattene ora, anche se vorrei che restassi, anche questo non ti ho detto.

Music * : Perturbazione, Portami via sto male

* per gentile concessione di un intenditore musicale ,che cerca di farmi una cultura  in merito ma che non vuol essere nominato :P

mercoledì, 12 settembre 2007

Eppure i miei occhi ti hanno cercato , eppure oggi mi soffermo ancora sulle parole che ho o che ho perso negli anni, eppure mi informo, eppure annuso, eppure fumo , eppure  quando mi sveglio mi stupisco ancora che tu nn ci sia più,  eppure riascolto al contrario le mie parole come si farebbe con un disco dei Beatles,  ho alzato lo sguardo e mi si è stretto il cuore al semplice suono di qualche nota che filtrava dalle finestre e che ho messo da parte per un motivo semplice, smettevo di respirare. Eppure mi hai dato sempre in cambio mentre io a volte prendevo e basta e prendevo fino a far sanguinare te. Eppure ho preteso sempre, senza però aver avuto mai coscienza di averlo fatto. E  invece di donarti il mio dolore chiedendoti di curarlo insieme te l'ho lanciato addosso come si farebbe con un'arma a doppio taglio. Eppure non te lo meritavi. Eppure mi sono anestetizzata come avrei fatto con me, cattiva come lo sarei stata con me , con lo stesso freddo stupore. Eppure dicevo di amarti. 

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Eppure mi sono lasciata andare o cullare fai tu. Eppure ero gelosa o non lo sono stata affatto ma non credo tu possa immaginare perchè o per cosa. Eppure ho provato ma non mi sentivo mai in grado , come se dovessi bussare ogni volta per chiedere permesso. Persino nel dolore. Ho tentennato una volta di troppo, le strade dell'inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni, le mie le ho fatte asfaltare tanto per non negarci mai nulla. Eppure ho sentito, ho tentato di imparare un nuovo vocabolario , ho provato strategie e tattiche per candeggiare meglio, eppure ho sofferto la mia incapacità. Eppure ho avuto un martello costante nelle tempie, ma i rintocchi che sentivo rimandavano sempre verbi attivi. Eppure sono questa  e non ho un vassoio d'argento.  Eppure ho l'empatia di una fottuta zucchina e quello che provo è un eccesso costante anche per te. Ma tu non lo puoi sapere, e a parte qualche frase ad effetto non te l'ho mai spiegato, non avevo sufficienti parole.

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Eppure non volevo ferirti o minacciarti, volevo che tu fossi protetto e se solo provavi paura ne provavo anche io per paura che tu potessi provarne ancora. Perchè la paura si riproduce alla velocità con cui corri quando ti arrabbi.  Eppure le liti, il caos mio che riversavo su di te.  Avevo smesso di chiedere perchè volevo ti fidassi. Eppure ti ho minacciato io per prima. Eppure non ti ho ascoltato e ho messo in dubbio quello a cui tenevi di più, Eppure ho aperto la bocca senza pensare o anche solo senza parlare boccheggiando scuse che non sono mai arrivate . Eppure non ti sono stata amica, non ti sono stata Sorella, eppure ti sono stata Male, nuova ferita tra le tante che piangevo per te.

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Eppure ripenso agli albori, ai " misunderstandings", ai consigli regalati come se sentissi i miei grugniti, eppure ripenso a tutti gli usi del verbo fare o al significato celato di un esempio tratto da Freud. Eppure non ho voluto capire come levarti di dosso il costume carnevalesco del mostro,  non ho osservato e sono stata distratta perchè era comodo esserlo come avere una corazza di gomma pronta all'uso. avvicinatevi che vi scaccio.  Eppure ti chiamavo nella notte e a volte  arrivavi  con l'udito curato dal un buon otorinolaringoiatra.  Eppure ho sbagliato , eppure non ho rimediato ,  avrei dovuto parlare chiaro anni fa, eppure non l'ho fatto perchè mi si bloccava ogni "senti" in gola. Eppure non ti ho visto perchè non ho guardato. Eppure ho voltato le spalle io per prima, spingendoti a chiederti come qualcuno possa essere così cieco o così idiota da non comprendere il regalo per cui tu hai reso grazie.

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Avevi ragione, Eppure io non ho ascoltato nessuno dei tuoi consigli.  Ho preferito sentire con un orecchio solo lasciando l'altro a barcamenarsi tra i bisbigli dei somari. Eppure ho colto poco tra i frutti che mi sono stati offerti, preferendo quelli più acerbi alle mele rosse che mi sono state messe in mano, dicendo mangia. Eppure ho balbettato scuse con la bocca, scuse che erano abbastanza flebili da inciampare sui denti. Eppure ti sei alzata per urlarmi di restare. Eppure avevo le orecchie tappata di ovatta e ansia. Ho mosso un passo di troppo. Avevo scarpe troppo strette per star ferma e sono caduta con un tonfo che ha sorpreso anche me. Eppure sono ancora a terra a chiedermi come ho fatto a cadere così in basso.

 

 Music: Afterhours&Subsonica, Baby Face

martedì, 11 settembre 2007

                                            

City Lights

* Questo post non è legato a fatti, cose o persone, è legato a deliri personali della sottoscritta, chi tentasse di interpretarlo a suo uso e consumo resterà deluso, chi tentasse di interpretarlo e basta resterà deluso comunque

domenica, 09 settembre 2007

E dopo due anni ritorni. Inaspettatatamente atteso. Leggo e rileggo quello che scrivi, cerco  rancore con la mia lampada ad olio. Non trovo nulla che vi assomigli. Respiro sollievo . Una goccia cade e si getta nel mare dei ricordi. Non sono più la stessa, ho altri occhi dello stesso colore. Bianco e nero che si riavvolge. Tu e io  abbiamo un Noi fatto di passato. Cerco a tentoni la cicatrice n* 2. La percorro con le dita, la accarezzo. E'  guarita. Sorrido nel trovarla al suo posto. A volte le ferite servono più della carne liscia e perfetta.

Do Ut Des, giravolta e a capo

 

                             

Music: Gwen Stefani, What are u waiting for?

sabato, 08 settembre 2007

Music: Tracy Chapman, Fast Cars

giovedì, 06 settembre 2007

Ho scritto su un quaderno e le parole sono fluite leggere nonostante il pesante inchiostro si ostinasse a sbavare. Il blog l'ho dimenticato per un pò avevo bisogno di mani e di pelle salmastra. Di tuffi inaspettati e lacrime lasciate al mare .

Prendile tu che sai cosa farne, magari serviranno da cicchetto per un pesce volante.

O. racconta che in brasile si preparano fiori bianchi da lasciare alla spuma affinchè la Signora del Mare si prenda cura dei sogni. Ho pianto i miei sogni tra le onde e ognuno di loro si è inabissato nuotando tra i blu cobalto delle acque che tanto ho temuto. Li ho osservati nuotare  lontano uno per uno. Sorridevano, credo forse sorridevo anch'io ma ero troppo presa a piangere per accorgermene.

Prendile tu che sai cosa farne, magari diventeranno chicchi di sale che renderanno sapide pietanze infuocate.

Sono tornata a Roma e non ho più lacrime, solo un retrogusto di sale in bocca e un profumo inebriante di ricordi che tengo stretti in un pugno, riesco a chiamarli per nome. Quelli sono miei e nessuno, neanche io,  li potrà distruggere.

Prendile tu che sai cosa farne, magari diventeranno pioggia per rendere fertile il domani

Music: Vinicio Capossela, Ovunque Proteggi