mercoledì, 27 giugno 2007

La pianta di basilico fa bella mostra di se alla finestra. Niente farfalle stasera. Le voci salgono dalla corte interna del palazzo e si fondono in un brusio che non riesco a distinguere. Lingue su lingue, occhi tra gli occhi, mani e dita che si muovono veloci. Io affacciata al davanzale della vita osservo mentre mi domando che senso abbia osservare. Ma ho le mani sotto il mento e gli occhi puntati in alto una posizione fin troppo comoda per non continuare . se pensare è un privilegio di libertà perchè trasformarlo in una prigione.

 Mi sfrego la guancia, sento il bruciore di uno schiaffo. La pelle è calda. Ho teso l'orecchio ma i pensieri si ostinano a volare in alto. Pazienza. Mentre la radio digitale mi ricorda, col suo alternarsi di colore e ombra, il passare dei minuti. Pazienza. Volto la testa, piegata di lato mi accomodo sul polso. Sento il battito del sangue che mi ricorda che esisto.  I rumori di fondo perdono di significato , in ascolto del ritmico sussulto di vita. Liquido purpureo che si espande dentro le vene mentre le irrora. Veloce e vischioso. Prezioso Concime .  I muscoli si tendono e rilasciano sulle ossa. Ascolto. Lo immagino perdersi nei tunnel che mi porto dentro, riempire il vuoto come se non vi fosse spazio per ossigeno ma si potesse comunque respirare in apnea. Trattengo il respiro mentre il vento mi irrora la faccia. Destinazione conosciuta. Immobile attesa ,  irrompe violento.  E finalmente batte. Credevo avrebbe fatto più male. Non ho bisogno di istruirlo o insegnargli niente.  Lui batte e io finalmente tra le parole mi concedo di Sentire.

 

martedì, 26 giugno 2007

Alla finestra è appeso un acchiappasogni e tra le sue maglie intessute di speranza è imprigionato un piccolo " vorrei". Dondola al vento e produce un flebile fischio che si insinua tra le costole. La signora delle pulizie alza gli occhi dalla scopa e lo guarda cupa sbattendo le ciglia imperlate di ricordi. Io soffermo lo sguardo sul suo dondolio e riporto i pensieri ad un ordine prestabilito, lasciando che le emozioni fluiscano e non mi strozzino. Ho le mani bloccate sulla tastiera e unghie troppo lunghe alle quali non sono abituata, con queste non riesco ad afferrare nulla neanche un sogno che mi si sta dissolvendo tra le dita.  E in dissolvenza mentre il fischio si espande nell'aria  ho paura.

 

sabato, 23 giugno 2007

Prima legge della fisica di santaria: Mia Sorella Sà.
Seconda Legge della fisica di Santaria: Rosa può.
Terza Legge della fisica di Santaria: Essere stronzi di prima mattina è meglio dell'aspirina dopo una notte di bagordi.
Quarta Legge della fisica di Santaria: Quando un vestito ti sta stretto , non c'è sarta che tenga.

In progress....

giovedì, 21 giugno 2007

Accanto alla sede del nuovo lavoro , ho scoperto, ci sta una delle sedi del Sisde. Sembrerebbe tutt'altro, quasi una villa normale con tanto di fiori perfetti  da sembrare  plastica  cinese e alberi verdi potatissimi in giardino,  quasi fossimo stati catapultati in una scena di The Truman Show. Ogni tanto, dalla cancellata , esce qualche  uomo in giacca e cravatta e occhiali scuri e alla reception ci sta un omino che associerei benissimo ad una puntata dei Soprano's se non avesse la faccia da gladiatore romano. Nessun visibile meccanismo di difesa, nessun missile che spunta all'occorrenza, nessun cecchino, nulla di nulla .

Alla sottoscritta i servizi segreti  hanno sempre affascinato . Gli intrighi internazionali sono sempre stati il mio pane quotidiano, non per nulla sono stata una d'alemiana fino alla famosa frase " tutti a casa". Io e la Lullu ai tempi dell'università sedevamo d'estate sul pavimento della cucina con un bicchiere di vino in mano a disquisire sul ruolo della Cia dopo la rivoluzione degli affari militari ( RAM) e sulla riforma dei nostri servizi, mentre lei, da brava seguace di RIsiko sviluppava una strategia per sedurre un professore. Ho lavorato per  ehm...  esponenti di " un popolo eletto " ( no, non per forza italia tze) per un periodo e ovviamente, tra un progetto e l'altro, il mio gioco preferito era andare a googleare la carta di identità e eventuali connessioni di ogni individuo che aveva l'ardire di varcare la nostra soglia.  

  Sono Curiosa, direi quasi pettegola (togliamo il quasi) . Il mio naso lo metto dappertutto. Altrettanto le mie mani. Adoro scoprire, qualcuno, qualcosa , di sopra , di sotto, di lato.

Oggi in un momento di pausa , con gli occhi fissi alla villa incriminata ho preso una decisione . Avrei fatto un servizio alla comunità ,  avrei osato quello che neanche gli americani in estatica preghiera neo-con avrebbero fatto.  Armata di carta e buona volontà ho piegato, soffiettato, calcolato fino al millesimo. Poi  guardandomi intorno con occhio semi aperto a serranda ho osservato la villa , ho preso la mira con coraggiosa determinazione e ho lanciato. L'aereoplanino di carta ha fatto una curva pericolosa , poi , quando pensavo che non ce l'avrebbe mai fatta, ha superato la cancellata nascosta tra il gelsomino ed è planato con millimetrica precisione nel cortile dei servizi.

Io nella mia ingenuità nutrita a pane e james bond credevo che nel momento stesso in cui il veivolo di carta fosse entrato in territorio nemico sarebbe stato disintegrato da laser potentissimi che non avrebbero lasciato alcuna traccia del biplano sospetto . Un'auto blu si sarebbe fermata davanti alla sede del mio ufficio e prelevata con la forza sarei scomparsa nel nulla  peggio dei sopravvissuti di Lost. Non è andata così. Nulla di nulla, manco si sono accorti. Estrema delusione e pensiero tremante ad aeroporti e metropolitane.

Ora nel cortile degli amici del Sisde c'è un foglio di carta ripiegato con le mie impronte e  visibile su un lato dell'ipotetica carlinga a lettere cubitali c'è scritto:

" Il Nemico ci Guarda" ......Voi  purtroppo no .

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La canzone, come i pensieri,  stasera sono per qualcuno . Un pezzo di storia. Un ricordo apparso  dal nulla. Un capellone biondo che faceva tanto invidia.  Momenti che ho impressi nella memoria e non verranno mai lavati via. Sono qui, dentro. Li porterò via con me. Senza mai lasciare alla polvere o al rimpianto il gusto di rovinarli. L'ho detto una volta e lo ripeto: Sempre.

 

martedì, 19 giugno 2007

Un due tre prova

giro di basso

Lentezza  mielata di una biglia che rotola sul marmo incerato. Io osservo. Silenzio. Mi stupisco a stupirmi, ancora. Impercettibile rumore. Nessuno tende l'orecchio tranne me.  Attendo. Mi stupisco a stupirmi. Una foglia ha lasciato il suo ramo e volteggia lenta sospinta da un dito invisibile che io chiamo Caso. Immobile, statica attesa. "Tra capo e Collo".

Un due tre prova

Giro di basso

Dal tavolo un ragno si posa sulla mia mano. Ha lasciato la sua tela per il conforto di una vena che pompa calore. Sale incerto, io lascio fare. Non si può dire sempre No. Solletica la pelle. Non sono mai riuscita a schiacciare un ragno che ha perso la strada. Guardo. Lo vedo camminare in trasparenza sul reticolo delle mie vene. Forse ha trovato la strada, tra ossa , sangue e incertezza.

Un due tre prova

Giro di basso

Non mi muovo , il livido sul braccio assume un colore violaceo. Lo tocco, non sento nulla. Il dolore ha ceduto il passo. Mi sveglio. Si può insegnare il dolore? No si può solo Ascoltare dando fiducia. Ho l'orecchio allenato, l'altro resta sempre selettivo.

Un due tre prova

Giro di basso

 

domenica, 17 giugno 2007
La musica è la stessa di qualche giorno fa. La lascio perchè la melodia mi ricorda i sorrisi che porto dentro, quelli che mi si appendono ai denti come panni stesi al sole ad asciugare. Cambio solo le parole, perchè quelle hanno sempre bisogno di sostanza. Perchè sai le  parole si svuotano facilmente o si lasciano svuotare e quelle vuote fanno male più dei tuoi infiniti silenzi o anche solo dei cambi di umore centellinati .  Tu  componi melodie che cantano  tra le dita nervose e e riempi di note bolle di sapone che si lanciano in volo al cielo come una muta preghiera ai perchè che ti porti dentro. Io ho bisogno di tenere, rileggere, sentire la carta o i tasti  sotto le mie dita. Ho bisogno di rileggermi costantemente per capire cosa provo. Questo, piuttosto che confrontarmi con un dolore sordo che cambia la sua forma al cambiare della melodia o anche solo del tempo. Il dolore si cura con calma certosina, Amico mio , lo si fa esplodere in tutta la sua forza per poi tendergli la mano nel ricordo. Quello vedo tra i paludosi occhi che mi scrutano. Osservatore fastidioso, ascolta senza mettere un filtro di responsabilità alle lenti con le quali ti rivolgi al mondo. Ascolta il ritmo e le note di ciò che provi senza il frastuono che fanno i mille " dovrei" che giornalmente ti imponi. Tu ridi, della mia sfrontatezza e dei miei occhi che si allungano. E non capisci quanto io veda e non dica tra i tuoi gesti. E tra un bicchiere di vino e un sorriso tirato guardo passare nei tuoi occhi centinaia di ombre senza nome nè volto. E' come un loop stonato messo in sottofondo. Ma tu continui con la tua melodia improvvisata e mi chiedi di non far caso a nient'altro che parole vuote. E' allora che sorrido, di me, di te, del sole che scompare all'improvviso senza preavviso alcuno. La  pioggia passa, come passano le persone, passerò io come le nuvole che scruti con rassegnata angoscia.  Resterai tu, tra le gocce e le note. Dovresti assaggiarle una volta  sai? sanno solo di Vita.




Cambio canzone umorale dell'ultimora, per la canzone Wake up dei Mad Season si ringraziano i Margò
venerdì, 08 giugno 2007

Dieci minuti fa  in ufficio una ragazza. E' arrivata in punta di piedi, con un grande sorriso e occhi umidi di ricordi.

Tra i riccioli mielati ha sussurrato una certezza " E' il Destino " ha detto " sono diventata fatalista " ha concluso.

Io l'ho ascoltata con labbra tirate ma  non le ho creduto.

Il Destino, come lo chiama lei, ha un altro volto.