martedì, 29 maggio 2007
Fuori la grandine si apre la strada tra nuvole compatte. Io ho trovato riparo nella sua cantina e ascolto tra le ombre della stanza una fisarmonica che espande note milonga sui muri invecchiati. un bicchiere in mano, sghemba la posizione, liquido ambrato che danza con la melodia. E la grandine ticchetta prepotenza sui marciapiedi vuoti. I vecchi riuniti davanti alla porta mormorano preoccupata agonia per i campi.  Primavera del 56 raccolto rovinato come le speranze in Ungheria. Ognuno di loro con un diverso bicchiere e diverso sguardo. Io che mi avvicino  danzando con la musica, ronzio nelle orecchie. Un passo strascicato da tanghera.
" Signorina lo sa dovrebbe prendere due chicchi di grandine in mano, la leggenda dice che se si mettono nelle mani di un innocente la grandine cessa . Prenda"
Ho due chicchi di grandine in mano ma il ghiaccio raddoppia il suo volume mentre si fa strada tra la terra e il cielo.
"Mi sa che l'ho persa,mi dispiace". Sorrido scusandomi.  Non so dove sia finita.
" Si è solo nascosta signorina, la vedo nei suoi occhi".
Si, penso. Si è solo nascosta esce fuori solo quando meno me l'aspetto.
" signorina lei è innamorata?" mi chiede il vecchio mentre guarda l'uomo con la fisarmonica che fa da spalla ad un uomo che canta il passato che non torna.
 Sorrido più al bicchiere che non a lui
" Ah signorina l'amore è una bestia strana, sposato da 40 anni, è proprio una bestia strana. è un lupo selvaggio e non si fa domare. Ma chi non vuole incontrarlo è perchè non l'ha mai conosciuto. Ha mai visto un lupo signorina?"
La fisarmonica ha lasciato il posto al silenzio. La grandine continua a cadere sulle strade vuote. Qualcuno mi chiama. Devo andare. Sorrido dispiaciuta, la nostra conversazione è al termine. Gli osservo la barba, mi ricorda qualcuno. Gli occhi nascosti dai vetri degli occhiali. Mi ricorda qualcuno.
" Ha mai visto un lupo, signorina?"



martedì, 22 maggio 2007

Il bambino Melograno e le Stelle Cadenti


In un mondo al di la del mondo. Dove i suoni danzavano assieme silenzio, viveva un bambino con i capelli di grano. Il bambino era nato un giorno da un fiore di melograno e sua Madre trovandolo in giardino, non ebbe cuore di lasciare sull'albero quel perfetto bocciolo . Il bambino  melograno era piccolo, ma così piccolo che lo si sarebbe potuto benissimo tenere sul palmo di una mano. E lui, che la natura aveva fatto furbo come le volpi che abitavano il giardino, si nascondeva negli angoli per non farsi trovare perché amava guardare i grandi dai luoghi più nascosti. Perché sapete questo bambino nato dal nulla  aveva paura di tutto, ma proprio di tutto. Tanto che il giorno in cui era nato una gazza si fermò a guardarlo nel bocciolo  pensando di aver trovato una gemma, e gli sorrise dicendo “ Che bello che sei  e lui  per lo spavento perse la parola. Così la Mamma , che sapeva cogliere i frutti quando è tempo , gli insegnò ad usare la lingua delle fate che non aveva parole ma solo sussurri rumorosi e segni leggiadri. Nella casa rossa al centro del giardino aveva vissuto con  tutti quelli che la Mamma aveva accolto negli anni: un babau che non voleva fare paura a nessuno, ma che purtroppo nonostante gli sforzi otteneva scarsi risultati, Una fata con un un’ombra a forma di drago che a volte, quando meno te lo aspettavi, partiva di singhiozzo e bruciava le pareti della casa , un  bambino vanitoso ma così vanitoso da litigare con il proprio riflesso su chi fosse più bello, lanciandogli insulti e pernacchie che , si sa, gli specchi rimandano indietro di santa ragione e una bambina trovata durante un temporale, che ogni tanto starnutendo lanciava fulmini e saette e invece di piangere , come fanno tutte le bambine normali, faceva piovere dentro casa e visto che piangeva tanto, alla fine restavano sempre allagati.

Un giorno di un anno qualunque, nella casa rossa al centro del giardino successe un fatto strano. Il bambino, svegliandosi dalla scatola di fiammiferi posta sul comodino del bambino vanitoso nella quale dormiva,  sentì solo silenzio. Di scatto si alzò, perché era cosa risaputa che il bambino vanitoso russasse rumorosamente per tener sveglio di notte il suo riflesso, in modo da fargli venire gli occhi pesti . Il letto del bambino vanitoso era misteriosamente vuoto. Il bambino melograno allora, scese velocemente dal comodino con la scala di bastoncini di gelato che il babau che non voleva fare paura gli aveva costruito, e che lui aveva cominciato ad usare, solo dopo aver costretto i topolini di casa ad andare su e giù per un giorno intero, per vedere se fosse una trappola.

Sceso lesto sul pavimento di legno, il bambino melograno corse dritto dritto in cucina dove , sapeva, la mamma a quell’ora era intenta a preparare i biscotti al cioccolato che gli serviva ogni mattina. Ma la cucina era inspiegabilmente vuota. Neppure i biscotti erano pronti , cosa che lo indispettì alquanto. Allora preso dalla paura cominciò a gridare “ Mamma, mamma dove sei?” nella lingua fatata che aveva appreso da piccolo. Ma nessuno gli rispose, neppure la bambina saetta che di solito non perdeva mai occasione per parlare di piogge e temporali.

Il bambino melograno si fece prendere dal panico. “Sono solo, mi hanno lasciato solo pensò sbarrando gli occhi grandi.  Ma come è possibile che siano tutti spariti” si chiese? Un pensiero terribile gli sovvenne. Si ricordò infatti che la Mamma una notte mettendolo a letto, gli parlò dei Mangiasorrisi esseri appartenenti alla famiglia dei trolls che andavano in cerca delle persone felici, e quando le trovavano Gnam si pappavano tutta la felicità lasciandoli senza più risate.

Il bambino melograno sussultò e senza indugio tirò le somme : “ I mangia sorrisi sono passati di qua e hanno rapito la mia Famiglia, e visto che io quando rido come fanno le fate mi hanno lasciato dormire  pensò. Persino le formiche che l’avevano seguito in cucina annuirono terrorizzate alle conclusioni del bambino melograno.

Devo trovarli” decise repentino “ Non mi piace stare solo” disse alle formiche che gli si erano raccolte intorno “ Mi mancano tutti persino, il bambino vanitoso e quello scemo del suo riflesso, e poi” sentenziò “ Ho fame di biscotti al cioccolato”.

Dopo aver preso la decisione il bambino melograno chiamò a raccolta i topolini di casa. “ Topi” disse “ io ora vado in cerca della Mamma, fate la guardia alla casa” disse con faccia seriosa “ Salverò la mia Famiglia dai Mangiasorrisi e li riporterò indietro sani e salvi” sentenziò. I topini che erano abituati alle stranezze del bambino melograno annuirono annoiati.

Il bambino melograno partì e camminò per ore ed ore, ma visto che era piccolo, che dico piccolo, piccolissimo non fece più di qualche metro all’interno del giardino.

Ad un certo punto sentì un rumore tra le piante di melanzana. Terrorizzato si nascose dietro una foglia spinosa, ma la curiosità di vedere cosa vi fosse aldilà gli fece fare capolino con la testa e quello che vide lo stupì alquanto.

Una grossa Talpa pelosa gli dava le spalle indaffarata a scavare una buca. Il bambino, che odiava perdere tempo prezioso, lo apostrofò “ Signora Talpa , mi perdoni” disse con estrema educazione, la Mamma l’aveva infatti educato per bene. “ Signora Talpa, scusi…” disse ancora avvicinandosi. Ma la Talpa non sembrava accorgersi di lui. Decise allora , contro ogni regola del galateo  di tirare il folto pelo dell’animale. La Talpa si volse ma visto che era cieca non vide nessuno e  si rimise così a scavare la buca alla quale stava lavorando. Il bambino melograno allora capì che la Talpa non poteva vederlo, né ovviamente capiva quello che lui le stava dicendo usando la lingua delle fate. “ Stupido animale analfabeta” pensò “ Farò a meno di te, troverò bene qualcuno che parli la mia lingua.” E si rimise in cammino.

Continuò a vagare per ore ed ore, perdendosi all’interno del vasto giardino che per lui era grande quanto una foresta, fino a quando in una piccola radura sotto un papavero vide un buffo animale verde in una strana posizione.

Coraggiosamente chiese “ Scusi lei, ehm… signor verdognolo…” la cavalletta si voltò e con una abile mossa di arti marziali si mise a molleggiare in posizione di difesa. “ Piccolo incomprensibile straniero” disse “ come osi disturbarmi mentre mi sto allenando per i campionati giardinali di Kung—duh?” . Il bambino melograno che non sapeva nulla di Kung- duh ma sapeva riconoscere un idiota alzò il piccolo sopracciglio e cominciò  a grattarsi il mento pensieroso. “ E io che credevo che dopo aver conosciuto la bambina saetta non avrei mai potuto incontrare un essere più scemo, devo ricredermipensò.

Scusi mi dispiace disturbarla ma per cortesia saprebbe indicarmi la dimora dei Mangiasorrisi?” chiese speranzoso addolcendo ogni parola con un sorriso.

La cavalletta lo guardò con disprezzo e continuò ad allenarsi facendo roteare le grosse tenaglie “ Non capisco un’H di ciò che dici bambino strano, allontanati prima che ti stenda con un destro” lo avvertì.

Il bambino melograno lo guardò con sguardo cattivissimo, ma così cattivo che più cattivo non si può e mentre arrabbiatissimo covava il più assoluto risentimento verso quell’animale maleducato, notò che ad ogni mossa di Kunk-duh  della cavalletta una ragnatela posta sopra il papavero tremava vistosamente. Il bambino melograno allora sorrise e cominciò a provocare l’animale. “ Signora cavallettaaaaaaa “ disse facendo strane smorfie e buffe capriole . La cavalletta infastidita  sentenziò “ Ti avevo avvertito piccolo circense senza lingua adesso sperimenterai il potere del Kung-duh e delle sue mosse segrete, appena avrò finito con te sarai diventato una spazzola spelacchiata” e così dicendo si mosse saltellando a destra e a sinistra, su e giù scoordinatamente facendo versi strani come IAHHHH e UHHHHH . Fu a quel punto che la ragnatela posta sopra il papavero gli cadde addosso rovinosamente, avvolgendolo nelle sue braccia appiccicose. “ Sono stato aggredito, sono stato aggredito” urlò la cavalletta “ questa mossa non l’avevo prevista, piccolo traditore, ti distruggerò, ti masticheròòòòò, ti …..” .

si si certo” disse il bambino melograno “ sei la cavalletta più temibile del giardino tze tze ma sicuramente non quella più intelligente” ridacchiò allontanandosi.

Dopo essersi allontanato dal buffo insetto però il bambino melograno si sentì strano, cominciò a sentire una profonda tristezza, oramai la notte era arrivata e lui non aveva ancora ritrovato la sua Famiglia. Allora si sedette a terra sconsolato e gli venne da piangere. Le lacrime scesero una ad una velocemente senza che lui le potesse fermare. “ Non li troverò mai” pensò “ E resterò solo, nessuno capisce la mia lingua e quindi non posso chiedere indicazioni, e questo giardino e pieno di idioti , ormai è tardi i Mangiasorrisi avranno già mangiato le risate di Mamma e degli altri” singhiozzò disperato.

Ma una stella cadente piccola e luminosa che stava solcando il cielo, sentì il suo lamento e capì le sue parole, perché le stelle cadenti viaggiando tanto nel cielo conoscono tutte le lingue del mondo, pure quelle delle fate. Allora impietosita chiamò le sue sorelle, le quali scesero sulla terra e si riunirono attorno al bambino melograno.

Cos’haìh piccolòh” chiesero le stelle in coro con il loro accento da cometa

Il bambino melograno preso dalla sua disperazione non si rese conto di essere capito e cominciò ad urlare “ Hanno rapito la mia Famiglia e sono rimasto solo, Se li sono presi i Mangiasorrisi e ora sono senza Mamma e senza Fratelli e non ho neanche un biscotto al cioccolato”

Le stelle risposero il coro “ Diccìh diccìh cosàh desidereresti averèh”.

Vorrei che tutto tornasse come prima e vorrei sentire il profumo dei biscotti appena sfornati” disse piangendo sommessamente con un fil di voce.

Allora le stelle cadenti gli intimarono con dolcezza “ Chiudìh gli occhìh, senzah indugiòh ” . Il bambino melograno nonostante la disperazione guardò le stelle sospettoso e pensò “ Mh mi dovrei fidare di questi esserini luminosi? Quella più piccola ha uno sguardo che non mi piace….” Però pensò anche di non avere più nulla da perdere e sospirando chiuse gli occhietti.

Uffa non succede niente pensò, mi stanno imbrogliando, mai fidarsi di quelli che parlano in coro” allora aprì gli occhi pronto a redarguire le stelle.

Ma non era più nel giardino e non era più notte. Era di nuovo nel suo lettino, posto sul comodino del bambino vanitoso. Sorpreso si alzò di scatto e scese febbrilmente la scaletta di bastoncini di gelato. Il cuore gli batteva all’impazzata mentre correva verso la cucina. Un tonfo lo fece sussultare ma quello che vide lo immobilizzò di gioia: Il babau che non faceva paura aveva spaventato la bambina saetta che aveva starnutito un potente fulmine che era andato a colpire il didietro del bambino vanitoso, ora lui e il suo riflesso urlavano improperi impronunciabili. Ma fu quello che vide in cucina a farlo sciogliere fino alle lacrime. La bambina con l’ombra di drago stava aiutando la Mamma a sfornare i biscotti, il profumo dolciastro si era espanso per tutta la casa. “ Mamma, Mamma “ gridò correndo verso di lei il bambino melograno.

Piccolo mio, non correre ti farai male, guarda ho appena sfornato i biscotti”.

Il bambino melograno si fermò di fronte alla teglia,  storse il naso e alzando il sopracciglio disse…

Mhhh biscotti al kiwi, avrei dovuto specificare al cioccolato, lo sapevo che quelle stelle cadenti erano delle imbroglione”.


 


domenica, 20 maggio 2007
Oggi ho comprato una piuma. Una piuma pesante, bianca con la sommità nera. L'aria era rarefatta quando è scesa, l'ho comprata senza spenderci un soldo. E' arrivata ai miei piedi perchè ho pagato in sorrisi.
Oggi ho comprato una piuma , uno di quegli acquisti fatti senza pensarci su poi tanto. La nuvola a forma di biscotto si è spostata e ha lasciato spazio alla piuma che scendeva. Credevo fosse colorata, perchè il sole ha accecato i miei occhi e allora ho creduto di vedere una girandola darcobaleno rotearmi accanto.
Oggi ho comprato una piuma, l'ho toccata facendola scivolare tra le dita. Non era di piccione forse neanche di gabbiano. O forse si , perchè mi ha ricordato la libertà impaurita di chi guarda il mare avvicendarsi sulla spiaggia deserta domandandosi quale sia il prezzo delle scelte.
Oggi ho comprato una piuma, o forse mi è stata regalata. Non so, perchè rispetto ai regali non si fanno domande inopportune. Si sorride educatamente pure quando non ci piacciono poi molto. Questa non credo andrà però nell'angolo del riciclo natalizio.
Oggi ho comprato una piuma, e l'ho tenuta in mano per un pò. Mi ricordava un'altra  e ho provato a ricordare affinchè il ricordo si facesse vivido nella mia mente. Ho chiuso gli occhi perchè di solito è più semplice, il passato arriva veloce se si smette di  guardare il presente. Ma non ho visto nulla, ho solo sentito tra le mani il calore di quello che ho trovato oggi.



giovedì, 17 maggio 2007
Mi hanno licenziata qualche giorno fa.
Acquisizione straniera taglio tre settori.
Sono Felice.
Il tassista  mi ha fatto lo sconto e mi ha offerto una casa.
Il signore del kebab mi ha fatto lo sconto e mi ha offerto perle di saggezza egizia.
Quelli dell'E. mi hanno offerto un lavoro...un bicchiere di vino gratis.
Qualcuno ha provato ad offrirmi una spalla, gli ho offerto la mia.
I miei sono preoccupati, io no.
Giunonici cartelli a mo di rassicurazione, messaggi criptati.
 Ho solo  infamato il dottore accusandolo di portare sfiga con sta storia
del precariato. Lui ha riso e ogni volta che tenta di pronunciare " Pre..." lo guardo male e scoppia a ridere...
Il mio capo ha pianto, io no.
Non so da dove mi venga sta tranquillità, forse dal fatto di aver avuto il coraggio di attraversare
in bicicletta l'erba alta.
O forse semplicemente perchè ora sono in grado di farlo.
E nonostante i pensieri il Pensiero  ritorna a Casa, divani e luci psicoanalitiche, braci e camicie che non vedranno mai una lavanderia.
Buona erba alta a tutti... io ballo...






mercoledì, 16 maggio 2007

In a Wonderland they lie,
Dreaming as the days go by,
Dreaming as the summers die:

Ever drifting down the stream --
Lingering in the golden dream --
Life, what is it but a dream?



martedì, 15 maggio 2007

Santa: " Dottore ma lo sa che lei ha un piccolo primato?"

Dan..tore: " Quale?"

Santa: " E' il primo psicanalista che durante la settimana mi fa venire voglia che sia già lunedì "

Dan...tore: " Il primo su quanti???"

Santa: " Beh su due"

Dan...tore: " Ma suuu almeno si poteva inventare sette o otto, che gusto c'è esserlo su due?"

Santa : " Embè..." O_*



sabato, 12 maggio 2007
S'indija 'nta campagna i si cunta ai gagljini tutti li so guai. Si 'ssettava supa u latu sinistru du gaglijnaru e cominciava u parra cu vuci tristi e 'rraggiata.
" Mi dassaru sula " gridava " Dopu tuttu chigliu chi 'ssi ffici, sti cani mi dassaru 'cca , e l'unica cunsulaziuni siti vui, ca mangiati e basta".
Passava  uri 'nteri mu li guarda, comu s' igli potianu arrispundiri a li soi guai 'cu na palora . L'uri passa'anu ma  iglia non trovava ma'  paci.  
" Ma pecchì a mia, rispunnimi Maronna mia , chi ti fici i tantu gravi pemmu mi levi 'chigliu chi tinni 'nta panza 'pa novi misi?" murmuriava  " Non fusti matri puru tu?" dicia votandu a testa supa 'u cielu chi diventava ogni jornu 'cchiù mutu.
Nuglia soluzioni 'rrivava nte ricchji soi chinii di lagrimi e lamentu.
" Ah chi malafurtuna esti la mia, sula ' cca , supa sta terra nigra com' a  lana, dassata sula, senza i mangiu e senzi  'mbivu."
Tutti li jorna tornava sempi 'o stessu puntu, e chjiangia e pregava tutti li santi chi ss'arricordava.
Nugliu s'a rrispundia mancu li gagljini.
Ma nu jornu rrivau e  trovau lu gaglijnaru chinu i sangu e  di pinni. Na vurpi cu lu mussu ancora lordu e russu si stacia 'lliccandu i baffi.
" Ah disgraziata, morbu mu ti 'mbatti, chi mi facisti? " gridau.
La vurpi si votau e la guardau :" Chi ti fici, fimmina ngrata? Tu vo' tuttu pe 'ttia e non t'importa si ieu moru?"
"Chi ndavi i m'importa i tia  vurpi servaggia? ieu sugnu sula e cu l'unica cunsulazioni mia tu ti linchisti a panza"
" Pecchì si sula? " domandau a vurpi
" Mi bbandunaru , i figghji mei s'indijiru i cercanu furtuna e si pijjaru la mia dassandumi senza " dissi iglia.
" Fimmina stupita e senza cirivelliu , ficiru bbonu i ti 'bbandunanu, a fortuna si prega comu 'na santa e non si faci pigghjiari , iglia si ferma undi voli e quandu si degna i si ferma, voli  sempi a tavula cunzata comu si faci cu li  morti " s' arrispundilu la vurpi " Ma tu passi u tempu toi i ti lamenti , senza ritegnu e senza virgogna quali fortuna voi i  si ferma glià ttia? cu la casa lorda e la tavula scunzata?"
A fimmina  si stetti 'ccitta non sapendu 'chi 'rrispundiri, russa nta faccia e cu l'occhji vasci.
" Ieu ora mi ndivaju ca panza china" dissi la vurpi " ieu la furtuna mia sacciu mu l'apprezzu , ma  l'unicu cunsighju chi ti dassu, pemmu ti tornu chigljiu chi tu dasti a mmia :pulizza a casa tua cu acqua frisca , 'ggiusta a tavula tua cu novi conzi , 'ccendi nu lumi supa la finestra e ringrazia di la vita cu lu mussu 'nterra"

A mia madre


venerdì, 11 maggio 2007

Di Norma non Faccio Pubblicità ma non potevo esimermi questa volta... Sono passata per Caso e ho visto la mostra, il concetto mi è stato spiegato dal Portiere ( ps. adora parlare....)....

mostra


10 maggio/10 giugno 2007_
Frequent Flyer>Iaia Filiberti
a cura di Elena Del Drago

Sala Roberto Olivetti
Roma, Via G.Zanardelli, 34

www.iaiafiliberti.it

Alla fine è successo anche a lei. Inquieta e schizofrenica, nomade per compulsione e metropolitana per vocazione, anche Pepita ha scelto di mettere radici e dopo aver viaggiato sui binari dei tram, aver assunto la forma di un fumetto, animato e cartaceo,e frequentato le pareti spoglie delle gallerie, ha trovato una casa.

(....)

Potrà dimenticare questa single trentenne disavventuresentimentali ed esistenziali confortata dalla proiezione indisturbata di ambizionie desideriperennemente insoddisfatti nella dimensione reale? (...)

Chi è Pepita?

immagine la papessa
mattita e china colorata su carta , Iaia Filiberti

martedì, 08 maggio 2007

 Little Seeds

Little seeds we sow in spring
growing while the robins sing,
give us carrots, peas and beans,
tomatoes, pumpkins, squash and greens.

And we pick them,
one and all,
through the summer,
through the fall,

Winter comes, then spring, and then
little seeds we sow again.

traduzione Aguas de Marco qui

domenica, 06 maggio 2007

Svegliati. Riprendi contatto con la realtà. Allunga la mano, i sogni scrivili e poi chiudi il quaderno. Che di giorno bisogna camminare. Lavati di dosso i pensieri, gli sguardi degli altri. Lava via tutto. Pure i rimorsi.  Silenzio, nessun piatto si è rotto e i bicchieri fanno bella mostra di se lavati in un angolo. La maglia è imbrattata di magenta, ma tu non te ne eri accorta. Fortunatamente piove, e anche la città verrà lavata. Ovattata. Stasera calcherai i passi nella Milonga, che non sarà verde come quella di Paolo ma almeno ballando volterai la schiena a chiunque ti intralci. Chiudi, la porta. Perchè aprire uno spiraglio significa lasciare agli altri il dovere di spalancarla. Perchè ricorda, tutti hanno scordato come si cammina in punta di piedi. Quelli li puntano soltanto. Nessun " j'accuse" , non è questo il senso. Ma i sorrisi vengono sempre scambiati per inviti.  Hai un piccolo taglio sulla mano, è minuscolo e forse non ha neppure sanguinato. Anche di quello non te ne eri accorta.

"today i'll master but one tango step,
and practice all the ones I learned before,
in the second room, while little girls en pointe
paint timid circles on the splintered wood"

 

venerdì, 04 maggio 2007

A Daniele   devo dare del Lei.  L'ho chiamato Dottore per tutto il tempo, nonostante mi partisse un Dan....tooreee ogni tanto.  All'inizio  ha impiegato 10 minuti buoni per spiegarmi la strada più veloce dal punto A al punto B per convincermi che non abita in un luogo arcano noto solo all Es . Si è offerto persino di disegnarmi una mappa alchè mi è parsa cosa sensata metterlo al corrente che esiste il sito dell'atac , del quale mi fido ciecamente.

Daniele non è un Frung, e per affermare questa presa di posizione si è fatto crescere il pizzo alla Freud. Non ha fazzolettini a disposizione ma ha acqua e cioccolatini, che vista l'ora tarda ,mi ha offerto. Forse serviranno per addolcire i momenti amari oppure gli erano rimasti a casa da natale , non so. 

" Stavolta no, ma li tenga sottomano Dan...tooreee"

Daniele non ha lettini (punto per lui) ma un divano enorme  e mi chiedo se si sconvolgerà più di tanto quando mi metterò senza scarpe a gambe incrociate sui cuscini color panna.  Il mio oscuro desiderio è che sia un fumatore, ma il mio terzo occhio che ha ispezionato tutta la stanza nei dettagli mentre lui parlava, non ha scorto posaceneri, nè libri interessanti come da C. aimé .

Daniele parla tanto  interrompendomi e facendomi perdere i pensieri che per come sono fatta non è che sia poi così difficile,  visto che sono diventati centometristi di professione .

 " Eh mannaggia mi ha interrotto ancora e mi ha fatto perdere un'illuminazione", sottotitolo : si senta in colpa e non lo faccia più.

Ogni tanto poi, per 12 secondi e mezzo, ( li ho contati) sta in silenzio e ti guarda, e tu fissandolo negli occhi  nel tentativo di scorgere qualche forma di vita aliena pensi:  " chissà se in questi momenti in cui è stabilito da statuto che si debba star zitti a guardare il paziente ,in testa gli psichiatri hanno la musichetta dell'ascensore che gli parte in automatico".

Gli ho raccontato cose che neppure sapevo di sapere o di pensare e lui ha finto pure educato interesse ed educato divertimento. Alla fine della canonica ora rispetto alla quale ridendo (lui) e scherzando (io)  abbiamo sforato di qualche minuto ( per questo delitto un freudiano potrebbe essere radiato dall'albo) siamo arrivati alla fase del pagamento.

"  Le pago un paio sedute in anticipo"

" Beh così sono sicuro che non scappa...."

Beh sa  iI segreto della continuità non è la determinazione ma... l'abbonamento.... Dan...tooore.

 

 

 ps miscredenti: il Frung esiste ho le prove eccole  qui

mercoledì, 02 maggio 2007

La signora sedeva vicino al fuoco su una sedia a dondolo, il cui ritmico incedere sulla pietra rompeva il silenzio che si era fatto freddo e duro come il ghiaccio d'inverno alle fontane. La bambina le sedeva accanto ipnotizzata dalle fiamme, che si levavano leggere sospinte in alto da un vento invisibile che le gonfiava e le faceva danzare nell'ombra del camino.

Il rintocco della pendola sorprese entrambe. " E' arrivato il momento" disse la vecchia " credi di essere pronta ?" chiese. Lo sguardo non si era posato sulla bimba ,le cui labbra tremavano impercettibilmente , ma emanava la dolcezza che hanno solo gli sguardi delle madri di qualunque specie esse siano mentre osservano i propri cuccioli.

" No" rispose la bambina con un soffio di voce mentre la pendola dell'orologio faceva il suo immemore dovere segnando il tempo che scorre.

" Non si può essere sempre pronti a partire" rispose teneramente la vecchia " altrimenti si passerebbe la vita stando fermi".

Il fuoco nel camino riprese vita facendo fischiare il legno che veniva consumato dal suo giocoso ardore. I rintocchi dell'orologio cessarono senza preavviso, lasciando la stanza immersa nella dolce silenziosa  penombra . Il dondolio della sedia continuò lento e la vecchia sorrise  citando tra i denti il vecchio adagio alla stanza vuota:

" Partire è un pò morire... in fondo"

 

mercoledì, 02 maggio 2007

To see a World in a grain of sand,
And a Heaven in a wild flower,
Hold Infinity in the palm of your hand,
And Eternity in an hour.
  (W.Blake)