Ogni tanto le carte decidono di prendere vita.
La ruota che credevamo inceppata ricomincia a girare e nonostante non volteggi alla velocità che noi vorremmo i raggi appaiono comunque confusamente ipnotici, come se volessero raccontarci una storia che noi ostinati non riusciamo a vedere. Sarà la paura dell'ignoto che ci perseguita, quel buio troppo scuro che ci impedisce di scorgere una qualsiasi luce.
E mentre osservo i suoi contorsionismi che non danno spago ad alcuna fantasia, rido sull'ironia di questa danza , rido dei suoi passi strani , rido come farebbe una santera posseduta da una divinità fatta di spuma e sudore.
uno due
uno due
Conto i passi che mi separano dalla meta. E la mia matassa fatta di certezze si dipana tra le mani rugose di mia Madre Mi contorco tra i fili continuando a ballare,
senza sosta
senza tregua
sul ventre degli ignoranti il mio tip tap ci commiserazione.









