mercoledì, 30 novembre 2005

Detesto lo stress, non sopporto i momenti di tensione, quei pensieri taciuti o inespressi per incapacità di entrambi. Il continuo saltellare sull'incertezza. Devo ammettere che sarei un pessimo diplomatico e addirittura uno schifoso psicanalista. Ascoltare gli altri mi piace, quando non cado nei miei momenti di egocentrismo logorroico, ma non sono molto brava ad ascoltare il loro silenzio. Lo ero, ho perso questa dote. Forse perchè quando si ci si mette ad ascoltare il silenzio ci si può bruciare molto più che con un fiume di parole infuocate.

Sono per le esplosioni, persino quelle di rabbia, voglio che se qualcuno mi mandi a fanculo lo faccia in dolby stereo piuttosto che mi sputi in faccia frasi sarcastiche con calma zen. Non dico che questo vada bene per tutti o che lo pretenda da tutti. Ma non nego lo sforzo di contare fino a 1000 prima di pronunciare ogni parola. Esporre il mio punto di vista , in questi casi , diventa una sfida emotiva perchè la rabbia implode e mi crepa uscendo in forma liquida, di norma lasciandomi incapace e immobile.

Certo , non è facile da capire. Nè è sicuramente facile affrontare una nevrotica che ti gesticola davanti per 15 minuti filati ritrovandosela subito dopo a sorridere come se non fosse successo assolutamente nulla.

Forse dovrei scrivere un manule di istruzioni per i prossimi incontri.

"  Santa for Dummies" * sarebbe un ottimo regalo di Natale.

 Persino per me stessa.

Ma i manuali servono a poco sarebbe come urlare ai quattro venti : "sonofattacosìsticazzi". Invece si cambia, ci si adatta, si impara dagli altri , con gli altri.

Si sono daccordo, non si cambia per gli altri. Nessuno è mai cambiato nè si può pretendere di cambiare gli altri. Però a volte amare qualcuno, amante o amico che sia, significa "contare fino a mille".

E vuol dire che imparerò a contare.......

 

* consulenza psichiatrica ad opera di Dott.ssa Anemy von Vega ( O_O che pensiero inquietante) 

domenica, 27 novembre 2005

I sogni son desideri, diceva una fata buona grassoccia....Ma quanto questi desideri sfumati e lattiginosi possono trasformarsi in volontà. Se per desiderare basta il fuoco di un sogno ben cotto, quanto manca perchè una cartolina in bianco e nero si trasformi in vita vissuta?

Qual è il segreto?  Basta forse accontentarsi di ciò che si ha, trovando in ogni esperienza una parte del proprio sogno, come se fosse un puzzle con in contorni malleabili a piacimento.

Sono quelli dei sogni impossibili gli infelici che incontriamo lungo la strada? oppure siamo noi, ottimisti e sognatori che perversamente portiamo avanti due vite parallele, tanto da confonderle in una dissociazione che non ha nulla di sano?

Qualcuno in una conversazione fatta tanto, troppo, tempo fa mi disse che la felicità è non desiderare nient'altro.... e allora se il sogno è desiderio di una vita in potenza , vuol dire che i sognatori come me, sono degli infelici , che per nascondersi dalla realtà continuano a desiderare ?

(........................)

Eppure non riesco a figurarmi una vita senza sogni, una vita talmente appagata che non necessiti più di desiderio. O, nel mio caso, di assurde quantomai improbabili , costruzioni mentali ... Me la figuro invece come una continua ricerca della felicità, una felicità fatta più di momenti che di assoluta immutabile perfezione.  Un fiume che alterni  correnti a lento scorrere  e che in un continuo mutare di tempo e di stagioni crei il suo argine in attesa di ricongiungersi col mare....

 

 

 

mercoledì, 23 novembre 2005

Stasera mi sono imbattuta nuovamente in questa canzone... alla fine di un film al cinema,

dove ho rischiato di affondare nei singhiozzi mentre il resto della platea applaudiva uno sberleffo.

le parole , cantate con dolcezza in un corridoio di una casa qualsiasi...

i passi incerti su ginocchia dinoccolate, le frasi incespicanti nella lingua e nelle note...

nella bocca il sapore di mango e promesse da mantenere...

e un sorriso, quello di chi si ostina a non voler guardare verso il domani.

" I wanna love you and treat you right;
I wanna love you every day and every night "

 

domenica, 20 novembre 2005

Valium

Riesco a malapena a pensare chiaramente. Non che mi accada poi così spesso, in genere più mi sforzo  di generare un pensiero coerente più i pensieri cominciano a volteggiare in una danza languida, fino a staccarsi completamente da terra ,fondendosi  roteando tra di loro senza darmi la possibilità di riconoscerne l'origine o il percorso.

Capita spesso di sentire questa assurda malinconia che dovrei ricacciarmi in gola e vomitare in un momento successivo, in forma di rabbia magari. Ma le luci si spengono e l'ombra si adagia come un velo; il fumo bianco esce dalla mia bocca e volteggia anch'esso assieme ai pensieri, come se quella giostra variopinta attirasse qualunque cosa in un magnetico ballo lento.

Vorrei essere in grado trattenere ogni cosa, il fumo, ogni singolo pensiero ma a volte è più facile lasciar andare via lontano dove niente possa più nuocere, in alto dove tutto sembra ovattato.

Lontano

dove nessun profumo possa arrivare alle narici, dove nessuna porta spalancata troppo all'improvviso possa far sussultare, dove nessuno spazio vuoto sembri troppo grande e non ci debba sentire per forza intontiti da tanto dolore.

 

 

 

 

 

mercoledì, 16 novembre 2005






         L'homme se découvre quand il se mesure avec l'obstacle.

 --Antoine de Saint-Exupéry---
martedì, 15 novembre 2005
Paranoia paziente che ti nascondi dietro i veli della notte. dietro questa luna quasi piena che si sporge dal balcone dell'oscurità. E io mi rigiro nel letto assaporando il sapore amaro dell'insonnia. le lenzuola che ardono di sudore e di dubbi, quasi che il senso di irrispettosa sfrontatezza mi impedisse di dormire.
Paranoia che sa di fuoco e di cenere, il sospetto un tempo sopito che ora si riaccende e vaga nelle miriadi di spiegazioni che ci si è dati.
Come se a volte la spiegazione più semplice fosse anche quella più pesante.
Paranoia fatta di sale e di rosmarino, paranoia che scende in gola e impedisce di parlare , come le dune su quelle spiagge amare.
Paranoia che ancora sa di sale, grosso magari , come quello usato per purificare, paranoia che fa male che spinge i rovi dentro il petto.....
paranoia che non si muove e si specchia in fosso scuro, quello dell'ingenuità cieca.
un urlo ,  e la notte non è più silenzio.
...dove ti nascondi pecorella ,,,,,


giovedì, 10 novembre 2005

scusami

a volte mi comporto come una cogliona, egocentrica a volte (troppe). forse anche un pò paranoica, in una eterna lotta con ombre invisibili che mi corrono dietro.

io che ne faccio troppi, non perdono gli errori degli altri, come se tutti , per avere la mia stima, dovessero essere immacolati come colombe. Mi ritrovo a giudicare, nel mio piccolo guscio di inumana perfezione, sputando considerazioni sin troppo saccenti. piccoli omicidi commessi sotto l'alibi dell'arroganza, non a caso chi sta troppo a contatto con me fugge, ossessionato dalle mie continue demonizzazioni.

E tu che stavi nel tuo angolo nascosta per non abbagliarmi con il tuo pudore non avevi certo bisogno di una come me che ti venisse a sfidare con uno sguardo incapace. Beh si ti sono stata vicina quando un estraneo si sarebbe voltato dall'altra parte e avrebbe maledetto dio per tanta sfortuna. Ma queste mie piccole gratificazioni non contano un gran che se non riesco a regalarti altro se non sporadicità. E è di questa sporadicità velenosa che mi scuso, perchè questa assieme ai miei sbalzi d'umore e alle schizzofreniche demonizzazioni mi rendono insopportabile.

Il fatto che io non l'abbia fatto solo con te non può essere un biglietto da visita troppo confortante.  La mia lingua velenosa dovrebbe essere tagliata dal machete dell'autocritica invece di essere lasciata in libertà, più o meno vigilata, a lanciare sentenze . E' più facile infatti guardare le parti di noi che non vanno negli altri fingendo che siano, altro da noi, piuttosto che  apprendere consapevolmente a dialogare con noi stessi.

 

 

mercoledì, 02 novembre 2005

Penelope

Alta marea che arriva da lontano, sovrasta le spiagge allagandole con acqua salmastra. Riempie i fossati sciogliendo i castelli mentre sparge conchiglie che in primavera intoneranno ancora canzoni di rombo.

Alta marea che si spande sul suolo, incauto il passante che ammirava il fondale. Forse credeva che il Dio col suo forcone d’acciaio si fosse nascosto dinnanzi ai suoi passi e avesse presentato omaggio di coralli e sirene?

Alta marea che risuona  d’inverno, sinfonia fatta di spuma e silenzi di tuono. Gabbiani sul molo attendono con il capo nascosto, mentre io su questa panchina sferzata dal vento, alla luce di un flebile faro, che illumina questa innaturale notte, aspetto una nave che ha lasciato questo  porto da tempo.Sotto la pioggia battente preferisco credere che i tornado si abbattano ovunque e fumo la mia sigaretta bagnata osservando il fumo che vaga tra la nebbia, confondendosi si in essa. Tesso la mia tela mentre il disegno si riempie di gocce e i fili che scioglierò stanotte diventano sempre più pesanti , quanto ancora riuscirò a mantenere intatto il disegno?